L'antica tragedia del granchio blu
di Giovanni Beraldo | pubblicato il 24 agosto 2023
Sotto l’ombrellone, cara Sophía, e non solo lì, sembra che l’argomento più gettonato dell’estate sia relativo a questo colorato crostaceo.
Trasportato dall’uomo, dagli oceani ai nostri mari, ha trovato un habitat perfetto per nutrirsi e moltiplicarsi; qui non vi sono nemici naturali a sufficienza per controllarne la prolificità.
Gustave Courbet, Barche sulla spiaggia di Deauville
Sia chiaro Sophía, quei nemici di cui scrivo sarebbero i polpi, le tartarughe e altri animali acquatici che, in abbondanza, riempiono però gli scaffali dei nostri supermercati e ai quali diamo una caccia che non prevede sosta.
Risultato: il nostro granchio blu si nutre di mitili e vongole che sono parte del capitale dell’industria ittica, la quale intravede il rischio di bancarotta e, quindi, chiede d’essere aiutata con sussidi che pagheremo tutti.
Morale: ci accorgiamo del problema granchio blu quando il temibile animaletto, armato di grandi e robuste chele, comincia ad attanagliarci a livello delle tasche.
Attendere che diventi IL problema
È sempre stato così, mia cara Sophía, nulla muove all’azione l’essere umano, più spesso nel diluvio di inconcludenti discorsi, di quanto riesca l’economia; nel caso specifico il mancato guadagno di chi vede inghiottiti i propri magazzini dalla voracità del crostaceo e i forzieri dalle tasse.
Le antiche tragedie greche avevano la prerogativa di mettere in scena per la polis, seguendo i canoni teatrali, argomenti di valenza sociale che il popolo imparava a conoscere. L’epilogo era la morte di un personaggio, l’esaltazione del mito, l’avvertimento insito nella rappresentazione di agire da buoni cittadini. Non aspettare, direi oggi cara Sophía, che un granchio al quale, in determinati periodi dell’anno, è vietata la cattura nel proprio habitat naturale, diventi il protagonista della nostra moderna tragedia.
Per dirla con un grande filosofo, quale fu Socrate (470 a.C. – 399 a.C.), “tanto tuonò che piovve”.
Tuonava, Sophía, tra le coste dell’Africa e Lampedusa, lungo il confine tra Russia ed Ucraina, in Sudan e dinnanzi a Taiwan e in molti altri luoghi del mondo. Ora piove e Tlaloc, il Dio azteco della pioggia, proprio come allora sembra chiedere il conto in sacrifici umani.
Don Giovanni Bosco
Eppure, gli uomini, ai quali è stato donato il senso dell’udito, hanno avuto il tempo necessario per evitare i disastri, ergere ripari, costruire nuove Arche sotto il rombo dei tuoni.
Anche i mercati finanziari hanno i loro granchi blu
Lo stesso accade sotto il firmamento dei mercati finanziari, dove tuoni e fulmini squarciano l’aria di tanto in tanto e molti risparmiatori fai da te se ne stanno alle intemperie, protetti da un misero ombrello sbrindellato, zuppi dalla testa ai piedi.
Il consulente finanziario non è il cacciatore di granchi blu, colui che arriva troppo tardi e mentre cattura un crostaceo altri cento ne nascono; non ha ombrelli grandi da vendere o regalare a chi, solitario, brancola sotto le intemperie finanziarie.
Egli, il consulente, ha il compito di affrontare insieme al proprio cliente ogni situazione del mercato economico, propizio o avverso, senza perdere di vista l’obiettivo concordato; infondendo fiducia, placando gli entusiasmi che portano alla over confidence, controllando l’emotività che impedisce alla razionalità di mergere.
Prevenire anziché curare, predicava Don Giovanni Bosco, avendo cura dei giovani torinesi e questo è valido ancor di più oggi, cara Sophía; non lasciamo spazio all’egoismo ma diamo libertà all’altruismo di esplodere in tutta la sua fragorosa potenza perché solo così, per il bene del prossimo, potremmo evitare che i granchi blu, nascosti tra le pieghe dell’individualismo e del business ad ogni costo, invadano come famelici gargoyle i nostri sogni.