Ognuno è grande al proprio posto

Prova a fare un piccolo esercizio di concentrazione, Sophía: immagina di dare una forma, nella tua mente, al concetto di infinito. È probabile che tu possa incontrare qualche difficoltà a farlo.M.C. Escher, Altro Mondo 

Tutto nella norma mia cara poiché la nostra mente solitamente concepisce pensieri determinati e chiusi, purificati da credenze e convinzioni di molteplici dottrine, che le possano garantire la sopravvivenza. Così tu percepisci l’infinito come un qualcosa di finito e passare da un termine all’altro è un esercizio tra i più difficoltosi che la mente può provare.

Se solo riuscissi a distaccarti dalle apparenze potresti apprezzare la purezza del pensare ed entrare nella dimensione dell’illimitato attraverso un balzo metafisico dal momento che, da esseri finiti, non potremmo mai sperimentarlo. Ci mancano esperienze in proposito.

Ti rammento, Sophía, che un grande filosofo quale è stato Giordano Bruno (1548 – 1600), terminò la sua vita tra le fiamme di un rogo, eretto in Campo dé Fiori a Roma, per aver parlato apertamente di mondi infiniti togliendo a Dio l’esclusiva dell’infinità. Ma erano altri tempi e, come avrai studiato, prendevano un po’ troppo sul serio certi argomenti.

Infinito come caos o come sprone

Il mondo orientale riserva all’infinito un significato positivo, contrariamente al pensiero occidentale che trascura ogni componente mistica a favore del materialismo. Ma già il primo filosofo greco, Anassimandro (610 a. C. - 546 a. C.), per il quale l’infinito (a-peiron) è ciò che non è ancora ordinato, ne dà una definizione negativa utilizzando, appunto, la “a” privativa. Infinito è il caos, il non ordinato, tutto ciò che non ha limiti, che non è, appunto, finito.

Ma non ti sembra quantomeno bizzarro il fatto che l’essere umano per definire l’infinito faccia riferimento a ciò che può circoscrivere?

Il fascino che da sempre esercita l’infinito stimola l’uomo ad un viaggio verso l’alto, “dal mondo sensibile a quello intellegibile e oltre fino all’esperienza dell’incontro con l’Uno” scriveva Plotino (203 - 270), servendosi dell’arte, della filosofia e della letteratura. 

Certo, Sophía, ciò che appare si trova qui ed è delimitato da confini. Immanuel Kant (1724 - 1804) nella Critica alla Ragion Pura evidenziava tutto ciò ma lasciava aperta la porta attraverso la quale, con forza, ci spingiamo per assecondare l’esigenza di andare oltre i nostri limiti, oltre la siepe “che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude” del capolavoro di Leopardi.Anassimandro 

I bias cognitivi tra consulente finanziario e cliente

Ci possono essere ostacoli che impediscono a due entità, consulente finanziario e cliente, di fare esperienza l’uno dell’altro? In un certo senso sì, mia cara Sophía. Nel linguaggio scientifico vengono definiti “bias cognitivi “, ossia distorsioni nei processi mentali di giudizio che, in modo inconscio, ci portano a sviluppare preconcetti e realtà falsate.

Dobbiamo prendere decisioni velocemente ma siamo condizionati dal pregiudizio che è insito nella nostra mappa mentale e questo può indurre a commettere degli errori. Ti faccio qualche esempio.

L’ “over confidence” è relativa all’eccesso di fiducia in sé stessi mentre l’”effetto gregge” si verifica quando veniamo influenzati dal comportamento del branco. 

Si definisce invece bias di “ancoraggio” quando si prendono decisioni basandosi su un’unica caratteristica del prodotto che diventa, appunto, l’ancora sulla quale modellare tutta la valutazione.

Purtroppo, non c’è scampo a tutto ciò, Sophía. Non sarai mai in grado di eliminare queste situazioni, data la finitezza dell’essere umano, ma puoi “allenarti” a tenerle sotto controllo cercando di fare esperienza di infinito, di quell’infinito del quale ognuno di noi, esclusivamente considerato nell’insieme funzionale di quell’organismo unitario che chiamiamo universo, è parte e manifestazione.

Solo attraverso questa esperienza possiamo avere la meglio sullo stato di angoscia che l’idea del perpetuo susseguirsi dei cicli umani, economici e politici, ci sottopone. 

La sensazione d’essere solamente assegnatari del ruolo di impotente comparsa nell’infinita corsa della vita non ci deve abbattere perché, cara Sophía, l’infinito può essere quel pezzo di felicità dove ognuno si sente grande al proprio posto.


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