Il gioco del silenzio
di Giovanni Beraldo | pubblicato il 29 giugno 2023
Mi sono concesso qualche giorno di vacanza, cara Sophía, per visitare alcuni borghi medievali in Toscana e, come ti sarà facile immaginare, ho ammirato numerose chiese, abbazie e una cattedrale, respirando quell'aria umida, oleosa, antica e sacra che i secoli non hanno saputo rimuovere.
Giovanni Boldini, Ritratto di un uomo in chiesa
In quei tempi, il medioevo appunto, gli esseri umani innalzavano verso il cielo gli edifici che la cristianità riservava al culto del proprio Dio ed è proprio quella verticalità esagerata, quel rapporto di disparità tra ciò che è alto e l’uomo, quel silenzio che sembra accampato lì da sempre, a strapparmi dalla realtà assordante e piatta della nostra epoca.
La luce entra attraverso le vetrate colorate a squarciare l’oscurità degli spazi interni e permettere agli occhi di godere la bellezza del Dio che vince le tenebre e infonde all’umanità la speranza della salvezza, questo era il concetto che giustificava tanta bellezza, fatica ed ingegnosità nella costruzione. Nell’incantesimo del silenzio si colgono, meglio che nelle parole, tutte le passioni umane.
Perché il silenzio, mia attenta Sophía, è comunicazione; o meglio, è non-comunicazione apparente.
I frutti del silenzio
Esso, lo sapevano molto bene gli antichi greci, è difesa e offesa, paura e coraggio, superbia ed umiltà. Un qualcosa che sopravvive alla trasformazione del senso e suono e dove, ciò che si immagina, ci parla di sé al di là di ogni parola e di ogni armonia.
Nel silenzio si può ascoltare la voce della propria speranza e quella della propria paura che ognuno ode in modo esclusivo e, nel contempo, universale; una voce che non dice e così facendo invita ad immaginare ciò che invece potrebbe esser stato detto. La meraviglia, alla quale faceva riferimento Aristotele nel definire l’origine della filosofia, sta proprio nella capacità che il silenzio offre di creare le immagini.
E oggi, cara Sophía? Quanto spazio lasciamo al silenzio?
Mi verrebbe da dire che il silenzio è morto e, come scriveva F. Nietzsche a proposito di Dio, lo abbiamo ucciso noi, con i nostri selfie, le nostre telecamere, i cellulari; è scomparso di fronte alla maleducazione, all’indifferenza e al disinteresse. Siamo terrorizzati nel rimanere soli. La solitudine, dimora privilegiata del silenzio, ci fa paura. Esso è naufragato negli oceani di parole e rumori, nell’iperstimolazione dei sensi alla quale siamo ogni istante sottoposti.
Ludwig Wittgenstein
Cara Sophía, per entrare in contatto con l’essenza delle cose il frastuono non aiuta; il sentire intimo necessita di silenzio così da superare le distanze e approdare a orizzonti più ampi. Accedere al silenzio è, oggi, un lusso come lo sono lo spazio, la tranquillità, il tempo. Il silenzio è l’attenzione all’attimo e l’abbandono del tempo scandito.
Se incontri il silenzio, Sophía, puoi scoprire che si tratta di un evento, di una rivelazione; una nuova interpretazione della realtà. Ma quell’incontro non potrà mai essere diretto, esso si cela e ti pervade all’improvviso come quando resti senza parole davanti ad un’opera d’arte o avvolta dalla maestosa grandezza di una vecchia cattedrale che ti fa prendere coscienza della tua limitatezza.
Il filosofo tedesco M. Heidegger sosteneva che “al parlare autentico sono necessari tanto il silenzio quanto il linguaggio” a dimostrazione che silenzio e linguaggio sono intimamente legati tra loro, solamente che il primo sembra appartenere ad una dimensione metafisica, ad un’idea platonica del bello e del Bene.
Il silenzio rivelatore del consulente finanziario
Su un bene, ossia sul meglio, deve porre attenzione un consulente finanziario: il servizio migliore possibile che questi riserva al proprio cliente. Il silenzio diventa ascolto attivo per capire, conoscere e scovare il detto non detto; il pensiero sotteso rivelatore dei veri bisogni.
Il silenzio, per il consulente finanziario, è arte. È talento messo a disposizione per chi cerca. È l’attrezzo indispensabile per svolgere alla perfezione il proprio lavoro. È lo strumento necessario per dare il giusto risalto alle esigenze del cliente. Il silenzio attivo diventa presenza che chiede, risponde e fornisce soluzioni.
“Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere” diceva il filosofo L. Wittgenstein ed in effetti il silenzio è la miglior risposta che possiamo dare in molte circostanze. È un rispetto per la comunicazione non dire parole improprie e un rispetto verso il prossimo; ciò che nei monologhi televisivi, e non solo, abbiamo smarrito forse per sempre. Puoi descrivermi, col linguaggio, come il mondo appare ma solo nel silenzio puoi trovarne il senso.
Ecco la rivelazione Sophía! Il silenzio è l’amico della tua coscienza, è il luogo della serenità e della pace, è dove trovi te stessa. Magari tornando un po' bambina potresti ancora divertirti col gioco del silenzio, perderti negli sguardi degli altri alla ricerca di una smorfia, di un pensiero da indovinare, di un segno da interpretare e così ritrovarti immersa in un mondo incantato che le parole farebbero svanire.