Il buon conflitto
di Giovanni Beraldo | pubblicato il 1 giugno 2023
Mia cara Sophía, a più di un anno dall’inizio, il conflitto tra Russia ed Ucraina continua. Te ne avevo scritto nella prima lettera e, allora, era viva in me la speranza che ogni azione di quella guerra si esaurisse in poco tempo. Ahimè, sono stato troppo ottimista.
Ma si tratta di un conflitto? No, Sophía, si sta assistendo ad una guerra.
Émile Friant, La discussione politica
“Ma è la stessa cosa” starai pensando. Sì e no; più no che sì.
Certamente come italiani siamo autorizzati a crederlo perché anche i nostri dizionari citano, in merito alla definizione di conflitto, che stiamo parlando di una guerra, uno scontro, una contrapposizione armata, una battaglia, un combattimento; descrizioni che ritroviamo anche alla voce “guerra”.
Non così la pensano presso altre culture e tantomeno ne davano quel significato gli antichi greci.
Per loro, ed in particolare per il filosofo Eraclito da Efeso (535 a.C. – 475 a.C.), il conflitto è il cardine dell’idea di giustizia; per lui “tutte le cose accadono secondo conflitto e necessità” poiché l’ordine del mondo si basa sull’equilibrio degli opposti.
Platone ed Aristotele sostenevano invece che l’essere umano è per natura portato a socializzare e il conflitto rappresentava lo stato di intemperanza e dissesto dell’uomo.
La differenza che apre alla conoscenza
A questo punto risulta chiaro, Sophía, che è necessario intenderci sul significato che vogliamo dare al termine conflitto poiché, nel range che va dal semplice concetto di discussione a quello di guerra, lo spazio per l’incomprensione è ampio. Riprendo un argomento già trattato in precedenza, ossia che la semantica è una cosa seria: ergo, le parole sono importanti.
Se la guerra è violenza senza possibilità di reversibilità, volontà di eliminare la relazione unilateralmente provocando un danno permanente a persone e cose, il conflitto invece si fa forza della sua componente di ribaltabilità. Se la guerra appartiene all’ambito della distruzione della relazione, il conflitto è l’esatto contrario; sulla relazione fonda il suo esserci.
Platone
Se riesci a gestire le conflittualità, cara Sophía, potrai vivere le relazioni in modo significativo e per approdare a ciò ti serve tempo e cultura.
Tenersi alla larga dai conflitti relazionali è perdere le occasioni di conoscersi e conoscere il prossimo in quanto, dai conflitti, si può continuamente imparare andando oltre il conformismo e la convenzione. È nelle discussioni e negli scontri che sperimentiamo i nostri limiti, che mettiamo alla prova le nostre capacità e dilatiamo i confini della nostra emotività che è legata indissolubilmente ai rapporti interpersonali.
Le emozioni non devono essere confuse coi conflitti, per quanto siano pregnanti in questi, e solamente quando saprai, Sophía, separarle dagli elementi della conflittualità, non sarai più prigioniera di quel circolo vizioso che ti porta inesorabilmente a confondere la persona col problema.
Imparare l'attitudine alla risoluzione
Anche ogni consulente finanziario, come ogni essere vivente del resto, convive coi propri conflitti, siano essi interni che esterni; tra sé e sé, tra sé e gli altri.
Quei limiti, quelle difficoltà fortuite non devono essere considerate come tali ma luoghi atti ad un’esplorazione delle illimitate possibilità di cambiamento che la vita riserva. È una sfida a riconoscere i conflitti necessari e affrontarli prestando attenzione a ciò che sta accadendo piuttosto che cercare a tutti i costi una soluzione immediata.
Il rapporto duraturo della consulenza finanziaria col cliente è conseguenza della gestione dei conflitti, non della loro assenza. I problemi, Sophía, non si gestiscono eliminandoli, ma risolvendoli insieme in un confronto schietto e relazionale.
Avrai capito, Sophía, che imparare dai conflitti è sempre possibile a patto che accetti di sos-stare in essi, di vivere le tue emozioni dentro ai conflitti, capirle e addomesticarle dandoti il giusto tempo di decantazione.
Tutto parte da te, dal tuo potenziale creativo, dalla consapevolezza delle tue capacità; dall’adesione al cambiamento e lo smantellamento degli automatismi inconsci che generano resistenza. Dall’accettare la sfida del confronto con chi disperatamente chiede aiuto all’interno di un conflitto.