Metamorfosi: un nuovo “io”
di Giovanni Beraldo | pubblicato il 18 maggio 2023
Cara Sophía, l’abitudine alla quale l’essere umano si àncora per timore dell’ignoto lo rinchiude nel cerchio che delimita solamente ciò che gli è familiare e gli preclude l’opportunità di fare nuove amicizie, magari trovare un’occupazione o, addirittura, un nuovo amore.
Pablo Picasso, Donna con fiore
È la novità, tanto temuta, colei che spalanca le porte dell’ansia e che prevede, per l’individuo, il coraggio di impegnarsi. Cambiare implica bruciare energie delle quali sovente non siamo disposti a privarci ma ineludibilmente si manifestano situazioni dalle quali non possiamo fuggire e che ci chiedono, per essere affrontate, un nuovo “io”.
Una nuova prospettiva per guardare al cambiamento
Agiamo e pensiamo in modo automatico perché ci costa poca fatica e ciò ci permette di fare, contemporaneamente, una pluralità di attività. L’agire con regolarità è cercare il nascondiglio che sottrae l’individuo al divenire e alla conseguente necessità di adattamento.
Perché adattarsi, Sophía, è volgersi verso la novità che ci chiede una trasformazione, quella che gli antichi greci definivano con meta-forma, ossia una metamorfosi.
Ogni giorno siamo chiamati a cogliere le occasioni, a salire sui treni che spesso non passeranno una seconda volta, ad afferrare il Kairos, ossia il momento giusto. Per esserne capaci, la trasformazione deve investire tutto il nostro essere, non solo la superficie, ma la sostanza.
La velocità alla quale la nostra società si muove ci costringe a metamorfosi repentine e rivoluzionarie e non tutti siamo in grado di stare al passo. I cambiamenti in seno alla società sono così profondi che, l’eventuale insuccesso, prevede un prezzo pagabile solo attraverso un trauma, una crisi.
Ma, mia cara Sophía, quel tributo può essere responsabilmente evitato poiché l’accadimento della metamorfosi non viene da altri bensì accade in noi stessi e i nostri occhi saranno capaci di scorgere un mondo diverso solamente se si libereranno dall’opacità alla quale l’abitudine li ha costretti.
Friedrich Wilhelm Nietzsche
È il fanciullo, terza metamorfosi descritta dal filosofo tedesco F. Nietzsche (1844 – 1900), che vede senza filtri la realtà e a lui egli affida l’incarico di ricostruire i valori che l’uomo ha perduto: dire sì alla vita. È lui il Superuomo, lui che scevro dai pregiudizi scorge la positività anche nelle situazioni avverse ed evolve, cioè accetta il cambiamento radicale, ossia la propria metamorfosi.
Mutano gli obiettivi, si trasformano i clienti
Siamo esseri dinamici, Sophía, che il tempo plasma; diamo forma alle cose e siamo concepiti per essere da queste formati ma, pur nel cambiamento, conserviamo sempre inalterata qualcosa della forma originale, quella coscienza che ci permette di ricordare e dare speranza al futuro.
Senza la volontà di accettare il cambiamento, un consulente finanziario, può non cogliere il momento perfetto per prendere una decisione importante. Egli necessita di una metamorfosi del pensiero che però non scordi mai la propria storia, quella fatta di successi ed errori; si tratta di un passaggio obbligato verso una forma mentis più evoluta e adatta a ottimizzare il rapporto coi propri clienti.
La relazione tra questi e i propri clienti abbisogna, qualche volta, di una modifica radicale sia per quanto concerne il rapporto che per l’organizzazione. Entrambi i soggetti subiscono l’inesorabile susseguirsi delle stagioni, delle situazioni personali e familiari, si modificano gli obiettivi e nuovi sogni illuminano l’orizzonte; senza una trasformazione della consulenza, che aderisca alle nuove esigenze, realizzare quei sogni sarà un compito arduo.
Tutti, anche tu Sophía, nel corso della vita facciamo o assistiamo a grandi cambiamenti, siano essi fondati sulle nostre relazioni col prossimo o l’ambiente in generale, siano essi relativi a noi stessi. Sia che cambiamo, sia che assistiamo al cambiamento, sta a noi scegliere come porci dinnanzi alle trasformazioni; paure, gioie e dolori ci rendono manifesti al mondo e sono loro le vere cause che ci muovono alla metamorfosi, via privilegiata per abbattere i muri del pregiudizio e dell’abitudine che impediscono la vita.