Semplicemente profondo
di Giovanni Beraldo | pubblicato il 20 aprile 2023
Tutto semplice Sophía?
Certamente no ma dietro ad ogni complicazione, grazie ad una felice intuizione, puoi cogliere la semplicità che in essa sta nascosta.
Paul Signac, Capo di Noli
Non farti ingannare dalla credenza che semplice equivalga a facile o disponibile a buon mercato. Sarebbe interessante poter chiedere un’opinione in proposito ad Ovidio (43 a.C. – 17 d.C.) che già duemila anni fa sosteneva “la semplicità, cosa rarissima ai nostri tempi” e con lui scoprire se, nel corso del tempo, le cose sono cambiate oppure no.
Ognuno vive la complessità del proprio presente che oggi è rappresentato essenzialmente dalle scorie del capitalismo, dal diversivo multimediale che distrae, dalla strabordante offerta di intrattenimento antidepressivo e da un atteggiamento avverso alla cultura.
Ma è proprio così, che anche tu Sophía, intendi l’esistenza?
Oppure l’alternativa potrebbe essere rappresentata dal buongusto, dall’armonia e dallo stile che contraddistinguono il vivere come un’opera d’arte, un lavoro eseguito bene o un discorso brillante ed efficace? Guardando un quadro o leggendo un libro di artisti famosi restiamo affascinati dalla semplicità con la quale, ad esempio, rappresentano o descrivono un paesaggio.
Ciò significa che poter fare in modo semplice è possibile quanto attraente.
Che c’è un nuovo mondo nel quale immergersi e al quale sentiamo di appartenere in quanto alla nostra portata.
Eppure, sembra che semplificare sia difficile, certamente più che complicare.
Complicare come cattivo strumento di potere
Non ti ci mettere anche tu Sophía ad insidiare la fragilità che dimora nelle cose semplici rendendole complicate; ciò che riscontriamo ogni giorno nella burocrazia e nel linguaggio incomprensibile dei nostri politici. Osserva attentamente ogni situazione e vedrai che le soluzioni, quelle che col senno di poi ti sarebbero sembrate ovvie, possono apparire per incanto nello stupore della semplicità.
Non farsi capire, esprimersi con un gergo che non permetta di comprendere di cosa si sta parlando, equivale ad allontanarsi dal mondo della semplicità e di chi ascolta. Peggio ancora è voler spiegare senza aver compreso l’argomento oggetto della discussione e scendere perciò nel semplicismo che non spiega ma confonde.
Il consulente finanziario e il (buon)senso di farsi capire
Ti immagini Sophía un consulente finanziario che parla con i propri clienti servendosi di termini troppo tecnici e a loro incomprensibili? Saresti in grado di sostenere un colloquio con lui e al termine essere certa di aver ben compreso gli argomenti trattati e non essere, invece, rimasta con molti dubbi da sciogliere?
Credo che usciresti da un incontro simile confusa e perplessa.
Ovidio
Non a caso il grande filosofo tedesco F. W. Nietzsche scriveva a tal proposito “chi sa di essere profondo, si sforza di essere chiaro” e un bravo consulente finanziario deve saper spiegare con semplicità, portando nel proprio cliente la luce che squarcia le tenebre dell’oscurità che disorienta.
Si è profondi quando si è presenti e si dedica il proprio tempo, risorsa preziosa, ad un tema, ad una emozione.
La semplicità coniuga la serenità e la sicurezza di entrambi; di chi ne fa un’arte e di chi ne coglie il messaggio limpido e cristallino.
Credo che, il più delle volte, siamo noi esseri umani a rendere le cose complicate rispetto a quanto non lo siano in realtà. I nostri sofismi, che cuciamo addosso a fenomeni o dinamiche, trasformano il semplice in complesso trasferendo, così facendo, il risultato atteso alla dimensione del punto di vista e dell’attribuzione agli altri della responsabilità.
Semplicità, mia cara Sophía, è la limpidezza dello sguardo attraverso il quale facciamo emergere “l’essere” e non il “sembrare” profondi, la luce e non l’oscurità.