Gentilezza, ovvero delizia dell’umanità
di Giovanni Beraldo | pubblicato il 6 aprile 2023
Cara Sophía nel mondo in cui viviamo, sempre più prepotente e arrivista, è spesso considerato debole ed ingenuo chi pratica la gentilezza.
Giotto, San Francesco che dona il mantello a un povero
Chiarisco il punto per non crearci false assoluzioni: essere gentili non significa ricoprire di apparenza le buone azioni verso sé stessi e gli altri, quanto piuttosto un sentimento che si genera nel profondo di noi stessi e che ci fa star bene quanto, e forse più, di chi riceve; che dona la serenità, alla quale aspiriamo in quanto esseri umani. Una gentilezza di sostanza e non di forma.
In passato, sia tra i greci che i latini, il concetto di gentilezza veniva associato a quelli di appartenenza e socialità, di cortesia, di rispetto e aiuto reciproci. L’imperatore romano e filosofo Marco Aurelio (121 – 180) definì, appunto, la gentilezza la “più grande delizia dell’umanità”. Egli era considerato, non a caso, un sovrano illuminato e nella sua filosofia l’azione gentile doveva essere scevra di fama e priva di ricompense.
Nel mondo greco antico si parlava di philantropia per descrivere atteggiamenti quali solidarietà, altruismo, abnegazione ed empatia; tutti concetti appartenenti ad un animo gentile.
Io, noi e l'altro nella modernità
Ma gli eventi di questi ultimi secoli, mia attenta Sophía, hanno sovrapposto ai buoni propositi degli antichi, sentimenti che portano alla disgregazione della società; il prossimo è visto come un rivale e un concorrente al proprio benessere personale incentrato nell’individualismo; un benessere che trova nel sistema politico ed economico la fonte della propria sopravvivenza.
È nella velocità quotidiana che, a mio avviso, si è smarrito il piacere fondamentale della prosperità che consiste, per l’essere umano, nella ricerca della felicità e uno dei modi migliori attraverso cui scovarla, ahimè sembra divenuto un tabù, è appunto la gentilezza che alberga lontana dai moralismi.
Non lasciarti trasformare Sophía dai pensieri autoreferenziali nei quali il “noi” abdica a favore dell’”io” e l’”altro” viene inteso come un ostacolo per i propri interessi. I rapporti virtuali esperiti nei social ci allontanano gli uni dagli altri in una disumanizzazione destinata a renderci paurosi e sfiduciati. Se l’egoismo è una malattia, così sostiene lo scrittore statunitense George Saunders (1958), la miglior cura consiste nella gentilezza che altro non è se non un equilibrio tra ciò che consideriamo benessere e l’attenzione alle necessità del prossimo.
Marco Aurelio
La gentilezza crea valore anche nella consulenza finanziaria
Un consulente finanziario potrebbe essere gentile per convenienza ma un bravo consulente è cosciente del valore prezioso di questa qualità che spesso rimane sottovalutata anziché dar mostra di sé come una caratteristica espressa con naturalezza. Le inevitabili difficoltà che egli incontra lungo il percorso nel rapporto col proprio cliente necessitano di una guida, di soluzioni tese al costante miglioramento che in uno strumento semplice, come la gentilezza, può trovare.
Un rapporto lungo un’intera vita lavorativa è inevitabilmente soggetto ad imprevisti, tensioni e scoramenti alternati a situazioni attese, distensioni ed euforia che debbono essere affrontati o accompagnati, indistintamente, da un atteggiamento aperto e rispettoso, che dimostri tolleranza e riconoscenza di valori quali l’affidabilità e la reciprocità: tutti ingredienti della gentilezza.
Percepisci Sophía che essere gentili, oggi, è un atto che potremmo definire rivoluzionario, attraverso il quale è possibile infrangere il confine che si frappone tra noi e il mondo. C’è necessità di un gesto all’apparenza anacronistico, figlio di un tempo passato e che necessita di altro tempo per divenire uno stile di vita.
Cara Sophía, scegliere di essere gentile è un dono che ti puoi fare senza essere sottoposta ad imposizioni. È un’attitudine che si scopre e coltiva con il tempo e l’allenamento, fino a trasformarla in un’abitudine e la difficoltà sta tutta nella tendenza all’immobilismo della volontà, alla miopia che si manifesta ogni qualvolta il prossimo si avvicina al nostro presente poiché la gentilezza necessità di slancio e grandangolo.