Per niente in cambio

Cara Sophía puoi donarmi qualche minuto del tuo tempo? Un po' di attenzione o un consiglio?

Non ho nulla da darti in cambio, non c’è per te un tornaconto certo.Charles Edward Perugini, Vaso di Pandora

Se vorrai farmi il dono di leggermi in modo veramente gratuito allora tu, proprio tu, sarai custode di una magia: l’arte del donare.

Donare toglie il valore alle cose?

Donare è anticonformista, contrario ai più elementari precetti dell’economia perché stravolge ogni regola di mercato; scompare lo scambio e il valore commerciale, il tornaconto. Donare per interesse è una forma di perversione del dono, come lo è l'indifferenza dell’accoglienza dello stesso. 

Un dono dovrebbe essere gratuità e non utilitarismo; un percorso asimmetrico e non una mappa armonica all’interno della quale quell’essere calcolante, che definiamo uomo, si muove per raggiungere i propri fini e soddisfare i propri interessi.

A tal proposito il filosofo scozzese Adam Smith (1723 – 1790) evidenziava magistralmente questa caratteristica dell’essere umano come “una particolare inclinazione a trafficare, barattare, scambiare una cosa con un’altra è comune a tutti gli uomini e non si trova in nessun’altra razza di animali”.

Quella sopra citata corrisponde all’immagine dell’uomo moderno più che a quella del passato; ad un uomo immerso in una società mercantile, in un sistema basato essenzialmente sul calcolo utilitario. Il suo mondo si dovrebbe leggere solamente attraverso la chiave dello scambio.

Ma dono e mercanzia sono concetti distinti, Sophía?

In effetti essi rappresentano una dicotomia, dualisticamente l’uno non esclude l’altro: ciò che in passato era dono ora è divenuta mercanzia. Magia e razionalità. Persone e cose. L’incessante lotta tra gli opposti.

Attraverso questi prodotti, dono e scambio, l’essere umano socializza e in ciò è possibile trovare il valore comune: la relazione, il legame sociale. Né il dono, né lo scambio si manifestano attraverso cessioni unilaterali.

Ma stai in guardia Sophía. Butta sempre un occhio alla tradizione greca e, da Omero fino a Platone, apprenderai che il dono può essere essenzialmente inganno. Rammenti il mito di Pandora? Quella donna di straordinaria bellezza che ricevette tutti i doni dagli Dei dell’Olimpo e da Zeus un vaso chiuso che non doveva assolutamente aprire?

Pandora non riuscì a resistere alla tentazione di aprire il vaso per scoprirne il contenuto e a quel punto ne uscirono e si sparsero sulla terra tutti i mali del mondo: la malattia, la morte, l’inganno, la miseria, ecc…

Sul fondo del vaso rimase però qualcosa che non fece in tempo ad uscire perché lo stesso venne chiuso: si trattava della speranza. Solo prendendo coscienza della desolazione che pervase il mondo Pandora riaprì il vaso e permise alla speranza di abbracciare l’umanità.

Se è vero che il dono di Zeus è frutto di una manipolazione, è certo che Pandora può esercitare il libero arbitrio e compiere una scelta: aprire o meno il vaso. Hai inteso Sophía?

L’uomo specifica il dono, sia esso donatore o donatario.

Il dono all'interno di un rapporto economico

Cosa e come può donare un professionista della consulenza finanziaria al proprio cliente? Esiste una forma di gratuità in questa azione che si svolge all’interno di un rapporto economico?Hannah Arendt

All’interno della catena determinata da cause ed effetti, la storica e filosofa tedesca Hannah Arendt (1906 – 1975) sosteneva che l’azione umana introduce sempre qualcosa di nuovo e il soggetto diviene singolare ed irripetibile. Ecco allora che nel rapporto consulente finanziario e cliente il dono è un’azione di novità, di scompaginamento dell’ordine stabilito, di riconoscimento per quello che unicamente ognuno è. Donare è farsi riconoscere per sviluppare relazioni interpersonali.

Si attiva in questo modo quella che Marcel Mauss (1872 – 1950) identificava come l’enigma del dono, ossia l’essere costretti a ricambiare

Tra le persone si può generare un virtuoso cerchio di reciproca creazione e scoperta di un universo nel quale ci si riconosce nella generosità di ricevere e donare senza contropartita, dal momento che sorge qualcosa che non può essere né venduto né acquistato, in quanto chi dona non ha qualcosa di meno e chi riceve non ha qualcosa di più.

La magia della gratitudine e della generosità, che permettono al dono di essere tale, trasformano il meno e il più in un doppio.

Come avviene, anzi, come non può non avvenire all’”Uno” di Plotino: che sia questa sovrabbondanza di generosità, Sophía, ad indurci a donare e che il suo interminabile eccesso ci costringa instancabilmente a questo semplice ma necessario atto di sopravvivenza.


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