Parla come mangi

Cara Sophía una delle caratteristiche specifiche dell’essere umano è il linguaggio verbale e il nostro corpo è stato progettato in modo tale, dal volume del cervello ai collegamenti neuronali, che esso riesce ad elaborare un sistema comunicativo estremamente complesso da potersi permettere il riferimento ad infiniti concetti.Gerard ter Borch, The Letter 

Alcune nostre qualità fisiche, che nessun altro animale potrà mai possedere, ci permettono lo scambio di molte informazioni e in tal modo risultiamo avvantaggiati nella lotta per la sopravvivenza e l’occupazione del nostro pianeta ma, rammenta bene Sophía, si tratta di una superiorità esclusivamente pratica non dovuta al controllo di capacità sovrannaturali. Non prendiamoci meriti che non abbiamo.

Il potere del linguaggio

Il linguaggio, dunque, è un bene prezioso che costantemente si rinnova con i grandi cambiamenti, ad esempio quello avviato da internet, ma è anche caratteristico della cultura di un popolo; il latino per gli antichi romani o il greco antico per i greci. Alcuni concetti che quei linguaggi esprimevano, oggi non siamo più in grado di enunciarli.

Non ti sto proponendo un ritorno alle origini del linguaggio, cara Sophía, ma una riflessione sull’uso che oggi facciamo delle parole che, vogliamo o meno, danno un senso profondo alla nostra vita.

Ecco allora che la scelta delle parole diventa fondamentale.

Non accontentarti Sophía della conoscenza consuetudinaria ma cerca di conoscere quanti più nomi possibili delle cose. Sigmund Freud scriveva a tal riguardo “è impossibile conoscere gli uomini senza conoscere la forza delle parole”.

Vuoi farti comprendere? Scegli le parole adatte ad esprimere ciò che pensi e vuoi trasferire, tenendo ben presente che una parola può avere molti diversi significati in relazione al bagaglio culturale del quale dispone chi ti ascolta.

Se l’essere umano, a causa della tecnologia, dimentica sé stesso e si lascia travolgere dagli avvenimenti, considererà la realtà come un oggetto da dominare; questo è il pensiero del grande filosofo tedesco M. Heidegger (1889 – 1976), secondo il quale è nel linguaggio che si svela l’Essere e, precisamente, in quello poetico dove non è l’uomo a parlare ma il linguaggio stesso.Friedrich Hölderlin

Questi pensieri sembrano estraniarci dalla realtà attuale, Sophía, costituita da treni veloci e fermate impazienti. Il tempo per letture “impegnanti” è sempre più difficile da trovare e la ricerca del termine appropriato, al giorno d’oggi, segue la via di un clic.

Il consulente finanziario ricerca la comprensione dell'altro

È nel rapporto interpersonale che ognuno di noi ha con l’altro che il linguaggio acquista un valore necessario; non possiamo avviare una ricerca su Google per scovare il modo certo di essere compresi e comprendere. Parlare con termini appropriati ma semplici è quanto un consulente finanziario deve fare con i propri clienti affinché entrambi siano certi di comprendere ognuno il pensiero dell’altro.

Non c’è spazio per gli equivoci, i malintesi e le ambiguità.

Questa è una interpretazione del dialogo a cui non siamo così abituati, specialmente in ambito professionale, se pensi che in certi settori l'incomprensibilità del linguaggio tra fornitore e destinatario è così radicata da meritarsi dei neologismi, come avrai già intuito mi riferisco al "legalese" e al "burocratese".

Evenienza indesiderabile per il consulente finanziario che vuole costruire un percorso con il proprio cliente, concordi con me Sophía? Infatti come può lo smarrimento di chi subisce questo linguaggio essere utile alle parti?

Allora diviene chiaro che ogni pensiero dev’essere tradotto in un codice decriptato la cui chiave di lettura sia sempre disponibile per entrambi. L’essenziale di un patto di servizio sta sempre nelle regole esposte in modo chiaro e comprensibile cara Sophía.

Esiste un detto per il quale si deve parlare in modo semplice com’è semplice, direi sano, il modo di mangiare. Tralasciamo cara Sophía i giri di parole e andiamo dritti al punto. L’imperativo in questo caso dev’essere la chiarezza e relativamente alla moda di adoperare gli anglicismi con esagerazione, per infarcire discorsi e testi, non scordiamoci che ciò ci allontana dalla rotta della semplicità.

Non è necessario aver ricevuto in dono la capacità poetica di Friedrich Holderlin (1770 – 1843), tanto amata da Heidegger da definirla “il sacro”, per trasmettere in modo sublime i nostri pensieri. Per far ciò ci basta invece un piccolo e umile sforzo tale da vincere l’apatia che spesso proviamo verso ogni forma di scrittura e far sì che i libri non siano solo belli elementi decorativi ma gli scrigni dove trovare gli strumenti e il materiale necessari per valorizzare quel dono prezioso che chiamiamo linguaggio.


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