L’attesa della Buona Novella

Buone feste cara Sophía. Immergiti nell’attesa che la Natività porta con sé. 

Questo periodo, per il mondo occidentale e specialmente per i cristiani di ogni latitudine, oltre ad avvolgerci con le luci e le musiche, è particolarmente idoneo a riportare l’essere umano alla condizione di attesa, di desiderare, di incontrare la novità.Correggio, La notte  

È la festa della natività personale, la ricorrenza della propria nascita interiore, che ognuno ogni anno ha la possibilità di rivisitare.

Le possibilità di fronte l'attesa

Attendere, aspettare, cara Sophía, è uno stato metafisico, un’illuminazione, un’esperienza dello spirito e dell’incanto; è la speranza di un futuro per l’umanità. Un avvenire verso il quale l’essere umano, ricco o povero, re o plebeo, di ogni razza e ogni credo, in cammino da millenni, cerca invano risposte ai suoi infiniti perché. Qualcuno che gli risponda con l’eco della sua voce. Un viaggio lungo e faticoso verso la rivelazione e la scoperta di un nuovo giorno, un altro tempo e un altro mondo possibile.

Un invito che non è ancora stato accolto. Una preghiera senza successo. Una supplica ancora da ascoltare.

Ma l’essere umano ha tempo; almeno a me sembra. Siamo partiti secoli fa, probabilmente non si arriverà mai, per inseguire una luce, una voce, un sogno.

E a te Sophía?
Ritieni pure tu che l’uomo, in quanto creatura mortale, abbia tempo a sufficienza per comprendere il verificarsi di un improbabile miracolo?

Per il filosofo macedone, Ferid Muhić (1943), “colui che sa aspettare è migliore; chi ha smesso di aspettare – muore, essere vivo – significa aspettare”. Ossia: ciò che l’uomo riceve è migliore dell’aspettare stesso? Quando abbiamo ricevuto qualcosa, in un istante tutto si dissolve. L’arrivo, la venuta, l’avvento svelano la magia della curiosità e l’inquietudine del mistero che si fa concretezza nell’apparizione.

Allora, semplicemente, proviamo ad aspettare con la capacità di non fare qualcosa nel tempo che divide il prima dal dopo. Sfruttiamo l’attesa come fruire di un bene pregiato

Aspettare senza far crescere dentro la disperazione, come accadde invece ai due vagabondi che attendevano Godot stando seduti sulla panchina anziché andargli incontro; in tempi moderni, pure loro, avrebbero sciupato l’attesa con dei cellulari. Ma Samuel Beckett (1906 – 1989) non poteva ancora conoscere questa tecnologia.

Sto scrivendo, Sophía, di un’attesa che si fa veglia nella notte buia in preparazione al nuovo giorno, all’epifania del senso dell’uomo sul pianeta celeste. Ma anche delle piccole e grandi attese che fanno parte dell’esistenza umana, quelle che si fondano nella speranza che qualcosa accadrà.

Il giorno prima della festa, Il sabato del villaggio, riempie il cuore più della domenica per la quale “tristezza e noia recheran l’ore”, come scriveva Giacomo Leopardi.

Aspettiamo perché, senza ombra di dubbio, siamo scagliati verso il futuro, in un’attesa senza fine perché tanto qualcosa accadrà.

 Il consulente finanziario programma per una attesa più lieve

Pianifichiamo, qui ci addentriamo nel mio campo della consulenza finanziaria, in vista di ciò che avverrà ma di cui non siamo certi e, allo stesso tempo, non gradiamo farci sorprendere. Sì, cara Sophía, non sempre ciò che verrà potrà renderci felici; un’alluvione, una spesa imprevista, una malattia sono insidie tremende che incontriamo nel nostro cammino e che possiamo superare al patto di non isolarci, di non credere che ci possiamo bastare.Giacomo Lepardi

Siamo esseri in attesa perché immersi nell’esperienza del tempo, quello interiore che non scorre uguale per ciascuno di noi, quello per intenderci, Sophía, che vivi situazione dopo situazione: nel passato la nostalgia e nel futuro la speranza e l’attesa. 

Attese fiduciose e attese disperate. Tutte poste in un futuro sconfinato dove dimorano le promesse. 

Un’azione però dev’essere fatta: andare verso. Cercare l’incontro con ciò che attendiamo. 

L’apatia, la noia e la pigrizia sottraggono agli occhi dell’uomo l’ultima luce prima della notte scura.

 Nessun incontro sarà possibile nell’attesa passiva.

Affinché il lume non si spenga e il buio ci irretisca, così da farci smarrire la via giusta che porta alla ricerca di una voce che indichi la strada, restiamo vigili e allontaniamo dai nostri occhi il crepuscolo del sonno.

Siamo pellegrini e viandanti, col cuore traboccante della gioia di cercare e non trovare, poiché abbiamo imparato che la magia della curiosità e il sortilegio della speranza non si devono mai esaurire nel realizzarsi di un desiderio. Chi continua a cercare sorride per sempre.

Portando un piccolo ed umile dono, la semplicità dolce Sophía, prepariamoci ad accogliere con incrollabile speranza, preceduto dal suono delle campane della notte di Natale e per tutta l’umanità, il ripetersi dell’annuncio della Buona Novella.


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