Vedersi nella radura
di Giovanni Beraldo | pubblicato il 28 luglio 2022
Alcuni giorni fa, cara Sophía, ho letto il testo contenente il discorso inaugurale che Martin Heidegger (1889 – 1976) tenne nel 1929 nell’Aula Magna dell’Università di Friburgo. Per l’esattezza si tratta della Prolusione, così viene definita la lezione inaugurale di un corso, dal titolo “Che cos’è metafisica?”.
Perseverare nella lettura filosofica per non smettere di comprendere
Per lettura, nel caso di testi filosofici, intendo che l’azione di leggere è stata praticata più volte; quindi letto e riletto. Questo perché un testo filosofico per essere compreso abbisogna d’essere ripreso più e più volte dal momento che in ognuna di queste trasmette qualcosa di nuovo che nelle precedenti non si era colto o capito. Possiamo affermare che il testo si dona al lettore a piccole dosi e ogni comprensione dischiude la possibilità di coglierne la successiva, in un continuo discoprimento del significato racchiuso tra le pagine.
Giovanni Fattori, Donna nel bosco
È anche vero che, mia attenta lettrice, spesso i filosofi scrivono in modo da renderci complicata l’immediata comprensione dei loro concetti, almeno per coloro che non hanno dimestichezza con la materia. Alcuni di essi adottano un linguaggio che presenta termini di pura invenzione, frutto di meditazioni e riflessioni nuove e profonde, per tradurre le quali non esistono vocaboli di uso comune. Inoltre, ti rammento Sophía, che i filosofi esprimono il loro pensiero ma, nella maggior parte dei casi, non sono né scrittori né romanzieri.
Soffermarci alla prima impressione o, purtroppo, abbandonare la lettura alla prima difficoltà significa privarci della condivisione del sapere che da duemilacinquecento anni i filosofi mettono a disposizione dell’umanità intera.
A te la scelta Sophía: cogliere i frutti dall’albero del sapere o, sciagura delle sciagure, accontentarsi dei torsoli dell’insipienza?
Uscire nella radura per vedere sé stessi
Nel fitto della foresta, che l’essere attraversa, c’è sempre una radura, così spiega Heidegger. È un luogo che si apre tra il folto della vegetazione e dove entra la luce che permette di vedere qualcosa e questo "qualcosa" sei te stessa, intimamente tu senza alcuna distrazione. Lì, nella radura, ti puoi vedere poiché gli impedimenti del mondo esterno, tutti quei rumori e chiacchierii impersonali rappresentati dal buio della foresta o dalla luce che rende ciechi, scompaiono e ciò che prima non potevi vedere per assenza o troppa luminosità, ora ti è accessibile.
Capisci Sophía? Millenni di pensare racchiusi nei testi e disponibili a coloro che, ogni tanto, cercano e trovano una radura nella quotidianità di quel mondo che impedisce di sviluppare un pensiero proprio. Lo sforzo è concentrato nella tenacia che annienta la resa, la quale si paventa ogni qualvolta ci apprestiamo ad iniziare una lettura filosofica.
Seguimi ancora un attimo.
Perseverare nel dialogo per non smettere di conoscere
Quanto ti ho scritto finora puoi collegarlo alla perseveranza, all’impegno, al coraggio di provare e di sbagliare, per poi imparare dagli errori e ricominciare con maggior consapevolezza dei propri mezzi. Al perseguire il miglioramento che risiede nel confronto. Tutti valori che il consulente finanziario deve fare propri e trasmettere al proprio cliente in un continuo dare che svela, incontro dopo incontro, il suo ruolo.
Dai filosofi e nei loro scritti, seppur sotto forma di metafora come nel caso della radura di Heidegger, anche il consulente trae spunto per svolgere al meglio la propria professione poiché, come nel dischiudersi, lettura dopo lettura, del testo, egli costruisce e rinnova, colloquio dopo colloquio, il rapporto col proprio cliente ritrovandosi, ad ogni nuova occasione, sia maggiormente ri-conosciuto dal proprio interlocutore sia più conoscente.