La fiducia semplifica la vita

Cara Sophía, hai mai sentito parlare del mito di “Damone e Finzia”?

Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbiaFin dalla nascita del pensiero filosofico ellenistico l’uomo creò i miti allo scopo di soddisfare esigenze morali e contenere regole pratiche per la condotta dell’essere umano. 

Il mito in questione simboleggia la fiducia e la lealtà, valori distinti ma interconnessi.

Nel IV secolo a.C. il tiranno di Siracusa, Dionisio, condanna a morte Finzia che ne contesta il dominio. Questi chiede di rientrare in Grecia per un ultimo saluto alla famiglia e l’amico Damone si offre al suo posto qualora non avesse fatto ritorno. Il tempo trascorre e Finzia non fa rientro. Dionisio impartisce l’ordine di eseguire l’esecuzione ma Finzia rientra appena in tempo scusandosi per il ritardo non dovuto alla sua negligenza ma alle avverse condizioni meteorologiche.

Impressionato e compiaciuto dalla lealtà di Finzia e dalla fiducia di Damone, perdona entrambi.

L'imprevedibilità della fiducia

Più che nei tempi passati, oggi la fiducia è una “scommessa” o, come scriveva George Simmel, un “salto nel buio”. Essa è caratterizzata da un’imprevedibilità che ci oscura la visuale su ciò che sta al di là del niente dove ci tuffiamo; ne deduciamo quindi che l’atto di fidarsi è un dono che non prevede ricompensa.

Quando una transazione commerciale necessita di un periodo medio-lungo, come ad esempio la pianificazione finanziaria che un consulente progetta relativamente al capitale affidatogli dal proprio cliente, la fiducia è una virtù essenziale all’interno dell’accordo stesso.

Mi segui Sophía? Ok. Allora proseguo.

Tieni presente la differenza tra "confidare" e "fiducia"; se non prendiamo in considerazione le alternative ci troviamo nella situazione di confidare, se invece scegliamo un’azione preferendola ad altre, nonostante la possibilità di essere delusi dalle azioni altrui, stiamo dando fiducia.

È il rischio l’impegno preliminare che presuppone la fiducia e nessuno vorrà risparmiare o investire se non ha fiducia. Il cliente concede la fiducia e il consulente ne deve essere degno. Gli interessi di una parte e dell’altra si intrecciano.

L'essenzialità della fiducia

Ma se è vero che i rischi sono un fattore dell’azione e delle decisioni, essi in assoluto non esistono. Se rinunciamo ad una determinata azione non corriamo nessun rischio. Sei d’accordo Sophía?

Non lo era però il filosofo tedesco N. Luhmann (1927-1998), considerato uno dei maggiori esponenti della sociologia tedesca del XX secolo. Per lui “la filosofia (…) costituisce un dato elementare della vita della società. Certo, in molte situazioni, l’uomo ha la scelta se concedere o meno la sua fiducia sotto vari aspetti. Ma se non si fidasse regolarmente, non sarebbe nemmeno in grado di alzarsi dal letto la mattina. Un’angoscia indeterminata, una repulsione paralizzante, lo assalirebbe”.

Capisci Sophía? Per Luhmann la funzione della fiducia è quella di ridurre la complessità sociale. È evidente che avere fiducia, dare fiducia e guadagnarsi la fiducia hanno a che fare col fatto che, in questa società altamente complessa, l’uomo ha bisogno di semplificarsi la vita.

Una delega che il cliente rilascia al proprio consulente non è esente da potenziali disillusioni ma questo avviene in nome di quella fiducia riconosciuta dal momento che il rischio di fare in autonomia o di investire è percepito con conseguenze ben superiori a questa possibile disillusione.

A questo punto, Sophía, razionalmente dovremmo inevitabilmente assumerci il rischio e questo, come logica conseguenza, richiede fiducia.


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