Credenze e verità
di Giovanni Beraldo | pubblicato il 19 maggio 2022
Cara Sophía,
leggo in questi giorni che i venti di guerra continuano a soffiare. In alcuni momenti sembra profilarsi all’orizzonte la sagoma di un tornado e in altri una mite brezza
Jean Béraud, Journée du vent di maestrale, come quella che spesso soffia sul nostro golfo. Dal momento che non possiamo, o meglio non sappiamo, mettere le porte al vento c’è il rischio, se non propriamente di farci l’abitudine, di considerare la fastidiosa polvere alzata come un evento naturale da sopportare.
Ma non si tratta di un evento naturale ciò che sta accadendo cara Sophía.
Le correnti belliche cambiano direzione con frequenza insistente e non c’è mai una direzione giusta che porti alla pace.
Dal punto di vista economico navighiamo con vento contrario, dritti dritti verso la recessione, mia paziente amica.
Di questo si discute nei salotti finanziari fino ad esaurire le risorse energetiche intellettuali di esimi pensatori e chiromanti dell’economia.
E se la recessione fosse causata dalle credenze e non dalla realtà?
Proprio così cara Sophía, leggevo in un articolo, relativo ad uno studio da poco pubblicato, che se una recessione ci sarà, la colpa dovrà essere imputata alle credenze superstiziose del mercato che, profetizzando pessimismo, crea le premesse perché il fatto si compia. Chi ha scritto quanto sopra è la Federal Reserve, ossia la banca centrale degli Stati Uniti d’America; un’autorità indiscussa.
Ma che si tratti davvero solamente di credenze Sophía?
Charles Sanders Peirce (1839 – 1914), un filosofo e matematico statunitense, sosteneva che tutti gli esseri umani sono propensi a costruirsi delle vere e proprie credenze le quali, col tempo, diventano delle abitudini. Vi è nell’essere umano la propensione nel ricercare una condizione per consolidare e semplificare la propria condotta. Di semplificarsi il più possibile l’esistenza e ridurre i dubbi, causa primaria di inquietudine, al minimo sopportabile.
Gli fa eco un altro filosofo statunitense, William James (1842 – 1910), di pochi anni più giovane, che nella sua opera Pragmatism, pubblicata nel 1907 e contenente un ciclo di lezioni dedicate all’esposizione sistematica del pragmatismo, ci offre la sua teoria di come viviamo in un mondo di credenze che qualcuno, prima di noi, aveva ritenute valide ed erano divenute strutture portanti alle loro idee ma, di fronte alle diverse esperienze soggettive, siamo oggi costretti a chiederci se anche per noi queste credenze lo sono ancora.
Il consulente finanziario oltre le credenze divenute regole
Mia cara Sophía, al tuo quesito che, come è certo, ti starai facendo su come un consulente finanziario si deve porre, in ottica pragmatista, di fronte alla situazione
paventata di una recessione e quindi di tutela del patrimonio del proprio cliente, condivido con te la mia consapevolezza che non ci possiamo “accontentare” di presunte verità e ritenerci giunti alla fine di un percorso.
Il consulente finanziario deve estrarre da ognuna delle parole sentite sull’argomento il loro valore pratico e metterlo all’opera nel flusso della propria esperienza.
Si tratta, in sostanza, di seguire un metodo che consiste, da parte mia, di interpretare tutte le informazioni per verificarne le conseguenze pratiche andando oltre le credenze che, col tempo, sono divenute regole e come tali difficili da cambiare.
Ciò però non significa che determinate situazioni, che dimorino o meno tra le credenze, non possano verificarsi, come, del resto, non è automatico che l’economia americana ed europea vadano in recessione. Le probabilità relative a questo caso specifico, secondo me, sono in questo momento scarse.
Io vigilo, Sophía, e provo a renderti comprensibile ciò che influenza l’andamento dei mercati finanziari senza addentrarmi in scientifiche analisi di dati e proiettando grafici di difficile interpretazione. Pragmaticamente voglio condurti dalla teoria-enigma alla pratica orientativa, ossia distoglierti lo sguardo dalle necessità presunte e rivolgerlo invece, come insegna James, ai risultati, i frutti, le conseguenze e i fatti.